Biancavilla, un gioiello incastonato alle pendici dell'Etna, è una
comunità che custodisce una storia ricca e affascinante, capace di
emozionare e ispirare.
Il territorio di Biancavilla fa parte totalmente del “Sistema Etna”, tra la quota più bassa e quella più alta c’è una differenza di circa 3300 metri; questo sta a significare che questo territorio è caratterizzato da una varietà eccezionale di flora e di fauna.
Grazie alla sua particolarità, l’Etna ha ottenuto un meritato riconoscimento
a livello internazionale: il 21 giugno 2013 diventa finalmente Patrimonio dell’Unesco.
L’area facente parte del Patrimonio dell’Unesco coincide, quasi totalmente, con la Zona A di riserva integrale del Parco dell’Etna e, di questa zona, una buona porzione comprende il territorio sommitale del comune di Biancavilla.
Biancavilla si pregia di essere la terza porta di accesso dell’Etna: “La porta del sole”.
Il territorio di Biancavilla è stato abitato, prima dai Sicani, poi dai Siculi, sin dal neolitico;
in contrada Scalonazzo è stato individuato un insediamento databile tra la fine dell’età del
Rame e l’Antico Bronzo; altri reperti risalenti allo stesso periodo sono stati scoperti in contrada Tabana, sul monte Calvario, presso il deposito Sapienza, all’interno della grotta di
Sparteviali, ecc, ecc. Questi ritrovamenti confermano che il territorio di Biancavilla è stato antropizzato almeno dal Neolitico.
L’odierna Biancavilla nasce nel 1488, grazie al Conte di Adernò, Gian Tommaso Moncada
che, in data 25 gennaio 1488, tramite appositi capitoli, donò le terre di Callicari e Pojo Russo al gruppo di famiglie albanesi guidate da Cesare Masi, fuggite dalla tirannia ottomana
in Albania. Questi capitoli vennero confermati negli anni 1501, 1506 e 1568.
Biancavilla è oggi una città suggestiva, dove il passato e il presente si fondono armoniosamente.
Il nuovo borgo, nato come rifugio per queste comunità in fuga, fu inizialmente chiamato
Casale di Callicari e Pojo Russo, poi Casale dei Greci, dopo Albavilla, Greci-Moncada ed
infine nel 1599 appare l’odierno toponimo Biancavilla.
Sull’origine dei toponimi, albavilla e poi, sul finire del XVI secolo, Biancavilla, si hanno
diverse ipotesi ma nessuna certezza:
• Probabilmente per le sue candide abitazioni che risaltavano sullo sfondo scuro della pietra lavica, in omaggio alla Regina Bianca di Navarra o alla "Bianca Signora del Cielo", la Madonna che aveva guidato i passi degli Esuli verso questa “terra promessa”;
• Oppure perché il nome evoca la purezza e la bellezza di questo luogo fertile, Callicari, dal greco bella contrada o bella e deliziosa;
• Qualche studioso ritiene il nome un adattamento dell’originale Albania Villa in Albanavilla ed ancora Albanavilla per arrivare all’attuale Biancavilla;
• Ed anche Biancavilla nel senso di Villa Bianca, intesa come zona franca dal pagamento di alcune tasse.


A metà del '400, gli esuli albanesi portarono con sé quattro preziosi oggetti: una croce in legno, un'Icona della Madre di Dio della tipologia "Elèusa" dipinta su tavola, una statuetta in argento di San Zenone martire d'Arabia e una campana.
Durante il loro viaggio verso Palermo, dove si sarebbero ricongiunti con gli altri Albanesi fuggiti in precedenza, si
fermarono nei territori etnei per riposare.
Qui nasce la tradizione secolare che al loro risveglio, scoprirono
che i rami dell'albero dove avevano poggiato l'Icona si erano aggrovigliati miracolosamente intorno all'immagine sacra, come se la natura stessa volesse trattenerla.
Gli esuli interpretarono questo evento come un segno divino, un
invito a fondare lì la loro nuova casa.
Proprio in quel luogo fu eretta una prima chiesa, dedicata inizialmente a Santa Caterina d'Alessandria e successivamente a
Maria Santissima dell'Elemosina, che oggi rappresenta il cuore
spirituale e religioso della devozione locale.
Oggi, Biancavilla è una cittadina ricca di fascino, dove storia, tradizioni e miti si intrecciano armoniosamente, creando un tessuto culturale unico e affascinante.
Info immagine a lato: Emanuele Di Giovanni - Olio su tela “La Madonna dell'Elemosina si ferma a Callicari” (1952) - Basilica Collegiata Santuario
Il Comune di Biancavilla è stato fondato formalmente l’8 gennaio 1488 con privilegi concessi ai profughi albanesi. Mentre per quanto riguarda lo storico stemma si fa risalire all’aprile 1929, anche se lo stemma e il gonfalone attuali sono stati concessi a partire dal 20 ottobre 1998.
L’articolo 5 dello statuto comunale, stabilisce che lo stemma è costituito da uno scudo diviso, orizzontalmente a metà, da due linee dorate. Sopra lo scudo si trova posta in alto una corona civica che simboleggia il fatto che Biancavilla sia
un comune autonomo, una comunità libera e municipalità, riconosciuto dalle origini. Nella prima metà superiore dello scudo si trova un sole radioso su un fondo azzurro limpido, che indicano il cielo e la luce, due elementi vitali. Questo se associato al nome antico di Biancavilla, cioè "Callicari", dal greco può essere interpretato come “bella contrada” o “bella
contrada soleggiata”. Nella parte inferiore, invece, troviamo una zolla di terra che richiama alla terra fertile, grazie alla quale si sviluppa l’agricoltura, importantissima per il territorio. Sopra il terreno si trovano poi numerosi elementi: il cavallo bianco dell’eroe albanese Giorgio Castriota Scanderbeg, che è anche lo stemma di famiglia di Cesare Masi (primo sindaco e capitano). Dietro al cavallo un cipresso, a cui si dice che il figlio di Scanderbeg avrebbe legato il cavallo del padre prima di partire per scappare dai Turchi, con la madre e altri, verso l’Italia. Al centro troviamo la torre merlata, simbolo dei Conti Moncada, che concedettero il territorio; a seguire c’è la croce greca, che indica l’appartenenza dei padri fondatori alla fede cristiana di rito greco; sopra di essa il nastro d’oro con la scritta “Scanderbeg”, è per celebrare Giorgio
Castriota e infine la corona di conte, in cima al nastro con la croce, come simbolo della contea e dei Moncada.
